Materiali di teologia politica dell'Europa e contributi al realismo politico

L'Europa si definisce dall'interno con le grandi correnti che non cessano di attraversarla e che la percorrono da lunghissimi tempi (Lucien Febvre)

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Interventi: Il punto di vista di Epimeteo
Una lettera a Mario Tronti, a commento de IL POPOLO PERDUTO (Nutrimenti, Roma 2019)
16 marzo 2019

Caro Mario,

    perdonaci il tono confidenziale di questo incipit degli appunti di lettura che abbiamo steso dopo una approfondita discussione sul tuo ultimo libro di recente pubblicazione. D’altra parte questo testo per noi non è come altri che abbiamo recensito sul nostro sito negli ultimi mesi e men che meno il suo autore è uno fra tanti. Tu sei stato per noi “il maestro” che ci ha insegnato a leggere la società e la politica con occhi nuovi, da quel famoso “punto di vista” che solo può consentire di comprendere la totalità proprio perché è il punto di vista di una parte. E poi c’è un altro motivo che giustifica questa introduzione empatica e sta nella particolare intonazione emotiva che traspare da ogni pagina de Il popolo perduto, quel pathos e quella partecipazione con cui hai esposto la tua posizione e le tue amare considerazioni sulla situazione attuale.
Il titolo stesso del libro, d’altra parte, allude a una frattura, allo spezzarsi di un legame con qualcuno con cui si è vissuto una lunga, intensissima storia, un “qualcuno” collettivo che infine si è perso di vista, per ragioni oggettive ma anche soggettive. E proprio perché siamo in presenza di responsabilità soggettive, non possiamo che sentirci compartecipi di quella sorta di “autodafé” che hai voluto mettere per iscritto alle pagine 83 e 84 del tuo testo: “Dove ho sbagliato io insieme agli altri e a differenza di altri? Quella ricerca era tutta a livello di pensiero. Mi sono dedicato a un ‘che pensare?’ invece che applicarmi a un ‘che fare?’. Un errore intellettualistico. Per un intellettuale totus politicus, quale io ...
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Ricerche: Le ricerche di Epimeteo
Hans Blumenberg: dall’autoaffermazione alla senescenza della modernità
21 gennaio 2019

L’ipotesi complessiva sulla base della quale si tenta questa interpretazione dell’arco trentennale della ricerca teorica di Blumenberg può essere così riassunta: dall’apologia dell’autogenesi e dell’autonomia della modernità, della sua “legittimità” storica, alla constatazione della sua senescenza, del suo essere pervenuta ad uno stato di inerzia in cui il sommo criterio di orientamento si è ridotto alla mera autoconservazione dell’acquisito.

    All’interno di questa ipotesi interpretativa generale, il primo elemento che si vuole mettere in evidenza è la forte valenza politico-ideologica (si potrebbe anche dire “retorica”, data l’importanza che questa modalità della comunicazione e dell’argomentazione assume in Blumenberg) della tesi sulla modernità come autoaffermazione dell’umano in contrasto alla tesi della secolarizzazione. Per il filosofo di Lubecca è decisivo autonomizzare la modernità dalla sua radice cristiana, purificarla geneticamente dal suo radicamento nel trascendente, in qualsiasi forma esso si presenti, liberarla da quell’”assolutismo teologico” che aveva dominato l’Europa medioevale, così come l’antropogenesi era consistita nella liberazione dall’”assolutismo della realtà”. Per essere espliciti, tale valenza politico-ideologica ha il nome di liberalismo, in quanto contrapposizione a ogni forma di assolutismo e dunque in quanto relativismo epistemologico, difesa della libertà dell’individuo, edonismo, ossia “principio del piacere” come criterio orientativo di ultima istanza nella complessità dell’esistenza, ma nello stesso tempo piena co...
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